Santa Caterina Labourè

Caterina nasce il 2 maggio 1806 a Fain-les-Moutiers, un piccolo villaggio della Borgogna, ottava di dieci figli in una famiglia di agricoltori stimati. La sua infanzia è serena fino all’ottobre 1815, quando la madre muore a soli 46 anni. In quel momento, la piccola Caterina, di soli nove anni, sale su un mobile per abbracciare una statua della Madonna e le sussurra: «D’ora in poi sarai tu la nostra mamma!». Questo gesto segna l’inizio di una relazione privilegiata con il Cielo.

Caterina diventa presto la colonna portante della fattoria paterna. A dodici anni, dopo la partenza della sorella maggiore, assume la direzione della casa, dimostrando una resistenza fisica e una forza d’animo fuori dal comune. Nonostante il lavoro spossante, la sua vita è un continuo dialogo con Dio: la sorella Tonina la descrive come «tutta mistica» fin dalla sua Prima Comunione nel 1818. Ogni mattina, sfida il freddo invernale per camminare fino alla chiesa di Moutiers-Saint-Jean e partecipare alla Santa Messa prima di iniziare le faccende domestiche. Molti anni dopo, descrivendo la sua preghiera con la semplicità che la caratterizza, dirà:

«Quando vado alla Cappella, mi metto lì davanti al buon Dio, e Gli dico: “Signore, eccomi, datemi ciò che volete”. Se Egli mi dà qualcosa, sono molto contenta e Lo ringrazio. Se Egli non mi dà niente, Lo ringrazio ugualmente, perché non merito nulla di più. E poi Gli dico, allora, tutto quello che mi viene in mente; Gli racconto le mie pene e le mie gioie, e ascolto. Se voi Lo ascoltate, vi parlerà anche, perché con il buon Dio, bisogna dire e ascoltare; parla sempre quando si va sinceramente e semplicemente».

In queste parole si coglie il segreto della sua vita interiore: una fede profonda, vissuta senza complicazioni, nell’abbandono fiducioso a Dio e nell’ascolto attento della sua presenza. Verso i diciotto anni, la sua vocazione prende forma attraverso un sogno misterioso. Un anziano sacerdote la invita a seguirlo: «Figlia mia, è bene curare gli ammalati… ora mi stai sfuggendo, ma un giorno, sarai felice di venire da me… Dio ha i suoi disegni su di te». Solo più tardi, scorgendo un ritratto in un parlatorio, Caterina riconosce in quel volto San Vincenzo de’ Paoli. Nonostante l’ostinata opposizione del padre, che la manda a lavorare nel ristorante del fratello a Parigi sperando di distoglierla dai suoi propositi, Caterina resta ferma: «Ho già trovato il mio sposo fin dal giorno della Prima Comunione, a Lui ho dato tutta me stessa».

Il 21 aprile 1830, Caterina varca finalmente la soglia del Seminario in Rue du Bac. È un momento di gioia purissima: «I miei piedi non toccavano più terra», scrive ricordando il suo ingresso. Durante il seminario, riceve visioni straordinarie del cuore di San Vincenzo e di Cristo Re, ma l’evento culminante avviene nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1830. Condotta da un angelo nella cappella, Caterina può inginocchiarsi ai piedi della Vergine, poggiando le mani sulle sue ginocchia. Di quegli istanti dirà: «In quel momento provai la gioia più dolce della mia vita».

Il 27 novembre 1830 riceve la missione di diffondere la Medaglia Miracolosa. Maria le appare come la Regina dell’universo, con un globo tra le mani e raggi di luce che partono dalle dita. La Vergine le spiega che quei raggi sono il simbolo delle grazie che sparge su chi gliele domanda, aggiungendo con rammarico riguardo ad alcune pietre che restano spente: «Le gemme dalle quali non partono raggi sono simbolo delle grazie che si dimentica di chiedermi».

Dopo le apparizioni, Caterina percorre la via discreta dell’umiltà e del nascondimento: il silenzio diventa il linguaggio della sua santità. Per quarantasei anni serve gli anziani dell’ospizio d’Enghien, occupandosi dei lavori più umili, dalla cucina alla stalla, fino alla pulizia dei vasi da notte, che definisce scherzosamente ai bambini: «Sono le nostre perle». In ogni sofferente vede il Salvatore: «Che volete, in essi, io vedo Nostro Signore». Durante i tumulti della Comune di Parigi nel 1871, mostra un coraggio eroico, affrontando i rivoluzionari con la forza della preghiera e ripetendo: «Tutto è per Dio!».

Caterina si spegne nel silenzio il 31 dicembre 1876. Alla vigilia della morte, a chi le chiede se ha paura, risponde con stupore: «Perché temere d’andare a vedere Nostro Signore, sua Madre e San Vincenzo?». Il suo segreto viene rivelato solo in punto di morte, svelando che l’umile suora dell’ospizio era la veggente della Medaglia. Nel 1933, alla ricognizione del corpo, le sue mani e i suoi occhi — che avevano toccato e visto l’Immacolata — appaiono straordinariamente conservati. Canonizzata nel 1947, Caterina Labouré rimane la testimone di una santità silenziosa, capace di illuminare il mondo intero dal cuore di una semplice serva dei poveri.