Suor Teresa Tambelli

Maria Olga Tambelli nasce il 17 gennaio 1884 a Revere, in provincia di Mantova, sesta di sette figli in una famiglia numerosa e vivace. Suo padre, Giulio Tambelli, è un avvocato che ha seguito Giuseppe Garibaldi nella spedizione dei Mille, trasmettendole un forte senso del dovere e degli ideali. La sua infanzia viene però segnata precocemente dal dolore: a soli tredici anni rimane orfana di entrambi i genitori e viene affidata a un tutore che la indirizza agli studi magistrali a Parma, dove si diploma con voti eccellenti. Nonostante le resistenze del suo tutore, la giovane Olga avverte una chiamata profonda e, a diciotto anni, decide di consacrare la sua vita al Signore entrando nella Compagnia delle Figlie della Carità a Torino. Riceve il nome di suor Teresa, un nome che diventerà sinonimo di carità instancabile per l’intera città di Cagliari.

«So che quando siamo dove Dio ci ha posto e ci tiene, abbiamo la certezza di fare la sua volontà e quindi meritiamo le sue grazie».

Dopo una prima esperienza a Casale Monferrato, nel 1907 suor Teresa viene trasferita in Sardegna, presso l’Asilo della Marina di Cagliari. È qui che avviene l’incontro fondamentale con la superiora suor Giuseppina Nicoli, oggi Beata, con la quale instaura un sodalizio spirituale e operativo straordinario. Insieme a lei, suor Teresa si dedica alla creazione di numerose opere sociali: la Scuola di religione, l’Associazione delle Dorotee per le giovani lavoratrici, i Circoli Santa Teresa e l’Associazione delle Zitine, dedicata al sostegno delle collaboratrici domestiche. Alla morte di Suor Nicoli, nel 1925, suor Teresa ne raccoglie l’eredità spirituale e assume il ruolo di Superiora dell’Asilo, continuando a promuoverne la devozione e ampliando le opere già avviate.

«Tutto quello che Dio vuole, come lo vuole, quando lo vuole, ripetiamolo ogni momento».

Il suo cammino non è privo di ostacoli. Nel 1933, durante il regime fascista, suor Teresa intraprende una lotta coraggiosa per difendere l’autonomia dell’Istituto dalle ingerenze del Commissario dell’Asilo, Vittorio Tronci. Questa sua fermezza le costa l’allontanamento forzato dalla Sardegna: per nove mesi vive tra Olbia e Milano, prima di poter fare ritorno trionfalmente a Cagliari nel 1934, una volta riconosciute le sue ragioni. Con indomito spirito d’iniziativa, nel 1941 risponde alle necessità educative del tempo aprendo una Scuola Media e un Istituto Magistrale, offrendo così nuove opportunità di riscatto sociale alle giovani generazioni.

Durante i drammatici bombardamenti del 1943 che radono al suolo gran parte di Cagliari, suor Teresa non abbandona la sua gente. Spalanca le porte dell’Asilo agli sfollati, offrendo ospitalità e sostegno a chi ha perso tutto. Quando anche le suore sono costrette a sfollare a Uras, nell’entroterra, lei non resta inattiva: allestisce immediatamente una cucina popolare per i poveri e avvia scuole di fortuna nel paesino per non interrompere l’educazione dei piccoli. Il suo amore per i più bisognosi si manifesta anche attraverso il celebre “pranzo dei poveri” di Natale, che arriva a servire oltre 1500 coperti; a chi la critica per l’eccessiva spesa, lei risponde con fermezza che la carità non deve conoscere risparmio.

«Bisogna pregare ed offrire piccoli, nascosti sacrifici per ottenere, mediante l’intercessione di Maria Santissima, la conversione dei peccatori».

L’attenzione materna di suor Teresa si rivolge con particolare predilezione ai “Marianelli”, i ragazzi di strada del quartiere Marina che lavorano duramente come scaricatori di porto. Lei li chiama a raccolta suonando un campanello per le viuzze, riunendoli all’Asilo per la colazione e offrendo loro non solo cibo, ma anche formazione religiosa e una speranza per il futuro. Con il suo piglio allo stesso tempo dolce e fermo, riesce a plasmare i caratteri più rudi di questi giovani, che nutriranno per lei una riconoscenza infinita. La sua vita è un’adorazione eucaristica continua che si traduce in servizio concreto, alimentata da una fede che non conosce soste.

Suor Teresa Tambelli si spegne improvvisamente il 23 febbraio 1964, subito dopo aver partecipato alla Santa Messa, realizzando il suo desiderio di avere l’Eucaristia come ultimo cibo. La notizia della sua morte richiama una folla oceanica di poveri e cittadini che si radunano spontaneamente per dare l’ultimo saluto a colei che è stata definita la “perla autentica della Carità”. La sua fama di santità, già viva durante la sua esistenza, continua a diffondersi nell’Arcidiocesi di Cagliari e nella sua Congregazione, portando alla sua proclamazione a Venerabile il 20 giugno 2025 da parte di papa Leone XIV. La sua testimonianza resta un esempio luminoso di come la fedeltà al carisma vincenziano possa trasformare la realtà sociale attraverso un amore senza confini.