Lindalva nasce il 20 ottobre 1953 a Sitio Malhada da Areia, nel comune di Açu, una zona estremamente povera dello Stato del Rio Grande do Norte, in Brasile. È la sesta di una numerosa famiglia composta da tredici figli, cresciuta da genitori cattolici ferventi che le trasmettono una fede semplice e profonda. Fin dalla più tenera età, Lindalva manifesta una naturale inclinazione verso la carità: aiuta la madre nelle faccende domestiche, cerca di riportare la pace tra i compagni durante le discussioni e mostra una particolare attenzione verso i bambini più piccoli, gli anziani e i poveri del suo paese. Questa generosità si traduce in gesti concreti e discreti, come il donare i propri vestiti a chi ne ha più bisogno o il visitare le persone sole. Crescendo, Lindalva coltiva la sua vita spirituale e riceve la Prima Comunione a dodici anni.
Durante la giovinezza, si trasferisce a Natal per aiutare la famiglia del fratello Djalma nell’educazione dei figli, vivendo le esperienze tipiche della sua età, inclusi alcuni innamoramenti che lei stessa definisce infatuazioni passeggere. Un momento di svolta fondamentale nella sua vita è rappresentato dalla malattia del padre, colpito da un cancro all’addome; Lindalva lo assiste con dedizione instancabile negli ultimi mesi di vita, fino alla sua morte esemplare nel 1982. Questo evento doloroso la spinge a riflettere profondamente sul senso della propria esistenza e ad orientarsi decisamente verso il servizio ai poveri.
«Attraverso l'amore a Dio noi amiamo le creature; soltanto non dobbiamo lasciare che questo amore sia più grande dell'amore a Dio».
«Sono molto felice. Il mio destino è nelle mani di Dio, ma desidero con tutto il cuore servire sempre con umiltà, nell'amore di Cristo».
Il suo cammino di formazione inizia formalmente l’11 febbraio 1988 con l’ingresso nel postulato a Recife, seguito dal seminario iniziato il 16 luglio 1989. Le sue lettere di questo periodo trasudano felicità, gioia e una totale dedizione apostolica. Lindalva vive ogni giorno come un’opportunità di conversione e di ringraziamento per il dono della vita e della vocazione. Al termine del seminario, il 29 gennaio 1991, riceve l’invio in missione presso la casa di riposo Dom Pedro II a Salvador de Bahia, dove assume il ruolo di coordinatrice del reparto dedicato agli uomini anziani e malati.
In questo nosocomio comunale, Lindalva serve quaranta anziani con un cuore mite e umile, vedendo in loro, secondo lo spirito di San Vincenzo de’ Paoli, i suoi “signori e padroni”. La sua presenza è caratterizzata da un’energia contagiosa e da un sorriso perenne; ella stessa afferma che, sebbene il cuore possa soffrire, il volto deve sempre appartenere agli altri ed essere sorridente. Nonostante il suo spirito radioso, la sua permanenza a Salvador è segnata da una prova difficile: un uomo di quarantasei anni, ospite della struttura dal carattere scostante, si invaghisce di lei. Lindalva, pur provando timore di fronte alle insistenti attenzioni dell’uomo, decide di non allontanarsi dal suo posto di servizio per non abbandonare gli anziani che ama. Confida a una consorella una frase che risulterà profetica:
«Preferisco che sia sparso il mio sangue piuttosto che andarmene».
L’odio e la rabbia dell’uomo, sentendosi rifiutato, crescono fino a spingerlo ad architettare un gesto brutale. Il 9 aprile 1993 è il Venerdì Santo. Lindalva partecipa alla Via Crucis all’alba insieme alla sua comunità e ai fedeli, meditando sulla Croce come segno supremo dell’amore che dona la vita. Al suo ritorno, inizia come ogni mattina a preparare la colazione per i ricoverati. Mentre è intenta al suo lavoro, viene assalita e assassinata brutalmente dall’uomo con numerosi colpi di coltello. La sua morte, avvenuta nel pieno della sua giovinezza e della sua vocazione, diventa una testimonianza vivente del passo evangelico: “Nessuno ha amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici”.
«Il cuore è mio e può soffrire, ma il volto appartiene agli altri, e deve essere sorridente».
