Suor Anna Cantalupo

Pia Cantalupo nasce a Napoli il 3 settembre 1888 in una famiglia numerosa, dove si distingue fin da piccola per un carattere vivace e una spiccata attenzione alla preghiera. Quarta di sei sorelle, viene battezzata dallo zio sacerdote, il quale la prepara anche alla prima comunione a soli nove anni. Nonostante una naturale vanità e l’amore per il canto e il ballo, Pia manifesta precocemente una profonda dimensione spirituale: frequenta lo studio del padre avvocato non per svago, ma per esortare i clienti alla pratica religiosa e alla partecipazione alla Santa Messa. Il 31 maggio 1902, a soli tredici anni, consacra privatamente la propria verginità a Gesù, decisa a intraprendere la vita consacrata dopo un incontro fortuito con una Figlia della Carità proprio nello studio paterno. Nonostante le resistenze iniziali della suora, che tenta di dissuaderla descrivendo le fatiche della vita comunitaria, la giovane Pia risponde con fermezza, manifestando quella determinazione che caratterizzerà tutta la sua esistenza.

Nel 1908 entra finalmente tra le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, iniziando il seminario a Napoli per poi concluderlo a Parigi, nella casa madre. Al momento della presa d’abito riceve il nome di suor Caterina e viene inizialmente destinata all’insegnamento elementare a Napoli. Tuttavia, la sua difficoltà nel mantenere la disciplina scolastica la conduce verso una missione più consona al suo spirito: il servizio alle anziane povere del Reale Albergo dei Poveri. Qui si spende con un entusiasmo tale da compromettere la propria salute, contraendo una bronchite asmatica che diverrà cronica. La notte di Natale del 1913 emette i suoi primi voti, un atto che accresce ulteriormente la sua gioiosa dedizione agli altri. Durante la Prima Guerra Mondiale, viene inviata all’Istituto Hesler di Napoli per occuparsi della rieducazione dei mutilati, ai quali restituisce il sorriso attraverso canti e parole di conforto, dimostrando una rara capacità di empatia e sostegno spirituale.

Con la fine del conflitto, nel dicembre 1918, la vita di suor Caterina subisce una svolta decisiva: viene trasferita a Catania. Ad attenderla c’è la baronessa Anna Zappalà, una donna di straordinaria carità che desidera collaboratrici capaci per l’Opera di Soccorso Infermi Poveri a Domicilio. Per volere della baronessa, suor Caterina assume il nome di suor Anna, un’identità che la legherà indissolubilmente alla città etnea per il resto della sua lunga vita. L’intesa tra le due donne è immediata e produce un’esplosione di attività caritative: suor Anna organizza colonie marine e montane per i bambini, distribuisce medicinali e indumenti, e avvia nel 1920 la pratica degli esercizi spirituali per gli assistiti in preparazione alla Pasqua. Nel 1923, la comunità si stabilisce in via San Pietro nella neonata “Casa della Carità”, che diventa rapidamente un punto di riferimento per ogni necessità materiale e spirituale dei catanesi, dai battesimi degli adulti alla regolarizzazione dei matrimoni.

Suor Anna incarna perfettamente il carisma vincenziano attraverso la semplicità, l’umiltà e una carità instancabile. Non si limita all’assistenza diretta, ma coinvolge attivamente i laici, le dame della carità e i medici volontari, trasformando la Casa della Carità in un centro propulsore di educazione e assistenza. Nel 1925 compie un ulteriore atto di offerta totale, consacrandosi come vittima d’amore per i sacerdoti, mentre percorre instancabilmente a piedi le strade di Catania in cerca di poveri e disperati. Di sé diceva con disarmante semplicità:

«Andavo dappertutto. Sa chi sono io? Un asinello con la bisaccia: quello che ci mettono gli altri io lo porto».

La sua fede è concreta e contagiosa: organizza ritiri spirituali per diverse categorie di lavoratori, dai netturbini ai vigili del fuoco, e dedica cure particolari ai sordomuti, cercando sacerdoti in grado di comunicare con loro. Anche di fronte all’ostilità o agli insulti di chi non comprende la sua missione, mantiene una calma imperturbabile, dichiarandosi onorata di stendere la mano per i suoi fratelli poveri.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, suor Anna moltiplica i suoi sforzi per assistere i soldati in transito alla stazione ferroviaria di Catania. Alle prime luci dell’alba è sul marciapiede della ferrovia per distribuire Medaglie miracolose, ascoltare le preoccupazioni dei militari e raccogliere indirizzi per rassicurare le loro famiglie. La sua presenza diventa un simbolo di speranza anche durante i devastanti bombardamenti del 1941, quando si adopera per soccorrere i senza tetto e i malati di tubercolosi, mobilitando autorità e privati cittadini. Nonostante la nomina a Superiora nel 1947, che inizialmente vive come un limite alla sua attività esterna, continua a lavorare febbrilmente, anche di notte, per ricostruire la Casa della Carità e rispondere alle nuove esigenze sociali del dopoguerra. Il riconoscimento del suo operato arriva anche dalle istituzioni civili, che tra il 1958 e il 1968 le conferiscono onorificenze come il titolo di Cavaliere della Repubblica e la cittadinanza onoraria di Catania. Tuttavia, suor Anna rimane concentrata sulla sua missione. Guardando alla propria esistenza, ormai al termine del cammino, potrà riassumere tutto con parole che rivelano la profondità della sua umiltà:

«Ho semplicemente lavorato, ho amato tutti e ho incontrato tanta gente buona».

Realizza nel 1960 un ricovero temporaneo per minori e avvia la costruzione di una grande cappella dedicata alla Medaglia Miracolosa per accogliere i poveri. Anche quando il declino fisico e un edema polmonare ne limitano i movimenti, non cessa di servire: trasforma la preghiera, la corrispondenza e il telefono nei suoi nuovi strumenti di carità, continuando a difendere e incoraggiare chi soffre. Vive i suoi ultimi giorni in un dolce abbandono alla volontà di Dio, spegnendosi all’alba del 17 marzo 1983 dopo aver ricevuto l’Eucaristia. La sua eredità di santità viene solennemente riconosciuta dalla Chiesa il 22 giugno 2023, quando papa Francesco autorizza il decreto sulle sue virtù eroiche, dichiarandola Venerabile.