«Sempre sia nel mio cuore il desiderio della santa povertà, per seguire, completamente libera Gesù Cristo e servire il mio prossimo con piena umiltà e dolcezza…»
Questa spinta interiore la porta a desiderare di consacrarsi a Dio tra le Cappuccine, ma la sua salute fragile le chiude quella porta, causandole una delusione profonda. Nel 1613 la famiglia organizza il matrimonio con Antonio Le Gras. Nasce il figlio Michele, ma la serenità dura poco: il marito si ammala gravemente e Luisa attraversa anni di oscurità interiore, tormentata da dubbi di fede e sensi di colpa. In questo tempo di prova estrema, impara lentamente ad affidarsi a Dio anche quando non comprende il senso degli eventi, maturando una fiducia incrollabile nella Provvidenza. È proprio questo totale abbandono a permetterle di superare l’angoscia e di prepararsi alla grande svolta della sua vita, quella luce improvvisa che di lì a poco trasformerà le sue ferite in una missione senza confini.
«Vi assicuro che non desidero mai altra sicurezza che la santa Provvidenza. Dunque la santissima volontà di Dio si faccia in noi e per noi, nel tempo e nell'eternità. Dio ci faccia sempre amare le rose tra le spine».
«All'improvviso il mio spirito fu illuminato sui suoi dubbi. E fui avvertita che dovevo restare con mio marito e che sarebbe venuto un giorno in cui avrei potuto fare i voti di povertà, castità e obbedienza, e sarei in una piccola comunità in cui alcune persone avrebbero fatto lo stesso. Capii allora che sarebbe stato in un luogo per servire il prossimo, ma non potei capire come ciò potesse realizzarsi, per il fatto che ci doveva essere movimento per andare e venire. Fui ancora assicurata che dovevo stare tranquilla riguardo al mio direttore e che Dio me ne avrebbe dato uno. La terza pena mi fu tolta con l'assicurazione provata nel mio spirito, che […] essendoci un Dio, non dovevo dubitare di tutto il resto».
I dubbi si dissipano e comprende che Dio la conduce verso una missione nuova: vivere in una comunità dedicata al servizio dei poveri, una comunità “che va e che viene” per le strade del mondo. Da quel giorno la sua fede diventa più libera e concreta. Il centro della sua vita non è più la paura, ma Cristo. Questa nuova forza interiore le permette di affrontare con coraggio la prova della vedovanza nel 1625, anno in cui la sua strada incrocia quella di Vincenzo de’ Paoli. All’inizio sembrano molto diversi: lui semplice e concreto, dalle origini contadine, lei una nobile sensibile e spesso tormentata da dubbi interiori. Eppure proprio questa diversità diventa feconda. Vincenzo la aiuta a uscire dalle sue paure e le affida il servizio delle Confraternite della Carità. Luisa percorre villaggi e città, visita i poveri nelle loro case, organizza aiuti, forma le volontarie. Comprende che la sofferenza vissuta nella propria vita può diventare uno spazio di compassione verso gli altri. Per lei i poveri non sono semplici destinatari di assistenza, ma la presenza viva di Cristo, arrivando a definirli costantemente come «i nostri cari padroni» e membra sofferenti del Figlio di Dio.
Il 29 novembre 1633 Luisa accoglie nella sua casa le prime giovani desiderose di servire Dio nei poveri. Nasce così la Compagnia delle Figlie della Carità, una forma di vita rivoluzionaria per il tempo: non un monastero chiuso, ma una comunità immersa nelle strade, negli ospedali, nelle scuole e nelle case dei poveri. Luisa insegna alle sorelle che la carità dev’essere insieme contemplativa e concreta, forte e delicata. Le Figlie della Carità avranno come chiostro le strade della città, come clausura l’obbedienza, come velo la santa modestia. Luisa le forma spiritualmente e professionalmente, perché desidera che ogni servizio sia compiuto con competenza, umiltà e amore evangelico.
«Amate molto la vostra condizione che molte dame vorrebbero avere! Quando penso alla felicità di voi tutte, ammiro che la Provvidenza vi abbia scelte; fatene buon uso e contentate Dio servendo i vostri padroni, sue care membra, con devozione, dolcezza e umiltà, e senza affliggervi se i sensi vi dicono diversamente. Pensate che il nostro buon Dio si contenta di un cuore di buona volontà».
«Mie care sorelle, io continuo a domandare per voi la benedizione di Dio e lo prego di concedervi la grazia di perseverare nel vostro stato per servirlo nel modo che vi chiede. Abbiate grande cura del servizio dei poveri, e soprattutto di vivere bene unite insieme in una grande unione e cordialità, amandovi le une le altre per imitare l’unione e la vita di Nostro Signore. Pregate caldamente la Santa Vergine affinché sia la vostra unica Madre».
