Francesco Régis Clet nasce a Grenoble il 19 agosto 1748, dove affondano le radici della sua vocazione. Decimo di quindici figli, cresce in una famiglia agiata; suo padre è un facoltoso uomo d’affari della città. Dopo aver concluso gli studi superiori, entra nel seminario locale, ma la sua strada si delinea con chiarezza a 21 anni, quando entra nella Congregazione della Missione a Lione. Dopo aver completato gli studi, viene ordinato sacerdote nel 1773. La sua preparazione intellettuale e morale lo porta inizialmente all’insegnamento: viene assegnato al Seminario di Annecy come docente di teologia morale. Successivamente, su richiesta del Superiore generale, si trasferisce a Parigi per ricoprire l’importante incarico di Direttore del Seminario interno.
La svolta della sua vita avviene nel 1791. Quando il Superiore generale decide di inviare tre confratelli in Cina e uno degli eletti si trova impossibilitato a partire, Francesco, all’età di 43 anni, si offre volontario per prendere il suo posto.
«Finalmente i miei desideri sono stati esauditi e sono al massimo della felicità. La Provvidenza vuole che io parta per lavorare alla salvezza degli infedeli. Se n’è presentata l’opportunità inaspettatamente ed io l’ho colta con passione. Ho appena avuto un incontro su questo con il Superiore Generale ed egli è pienamente disposto ad assecondare i miei desideri».
Lascia la Francia nell’aprile del 1791, in pieno fermento rivoluzionario, e dopo sei mesi di navigazione approda in Cina nell’ottobre dello stesso anno. Per quasi trent’anni, Francesco si dedica interamente alla missione cinese, adattandosi a una lingua estremamente difficile e a uno stile di vita del tutto nuovo. Il suo ministero, tuttavia, si svolge in un clima di costante pericolo. Come egli stesso scrive in una lettera al fratello certosino intorno al 1802, l’opera dei missionari deve rimanere segreta e clandestina. Francesco non può predicare in pubblico per evitare l’arresto e l’espulsione, ma non si tira indietro: vive da “straniero” per amore del Vangelo, sostenuto da una fede solida che lui ama descrivere con un’immagine biblica tratta dall’Ecclesiaste: «Una corda a tre capi non si rompe tanto presto».
Nonostante le sue ripetute richieste di essere sollevato dall’incarico di Superiore, Francesco continua a guidare i suoi confratelli fino al momento della prova suprema. Nel 1819, durante la domenica della Santissima Trinità, viene tradito da un insegnante di una scuola cattolica, la cui condotta scandalosa era stata censurata dai sacerdoti. Inizia così un lungo periodo di sofferenza: Francesco viene spostato da una prigione all’altra, da Kinkiakang a Ou-Tchang-Fou, nella speranza che i maltrattamenti e l’età avanzata ne causino la morte naturale. Il 1° gennaio 1820 giunge la condanna formale: l’accusa è quella di ingannare e corrompere il popolo cinese predicando il cristianesimo. La sentenza, confermata dall’Imperatore, stabilisce la morte per strangolamento.
«Sono stato portato in un’altra prigione vicina dove ho avuto il piacere di incontrare Padre Chen e 10 buoni cristiani, tutti nella stessa stanza. Preghiamo in comune la mattina e la sera, e possiamo anche celebrare le feste. Nessuno ci infastidisce… Padre (Antonio) Tcheng (cm), che assicura un ministero clandestino per le comunità cristiane qui intorno, ha celebrato Messa in una casa vicina e ha portato la Comunione a noi tutti senza che i nostri carcerieri se ne accorgessero».
La mattina del 18 febbraio 1820, a pochi mesi dal suo 72° compleanno, Francesco Régis Clet sale sul patibolo a Ou-Tchang-Fou. Muore strangolato, appeso a una croce, unificando le sue sofferenze a quelle del suo Maestro. Il suo cammino terreno si conclude, ma la sua testimonianza rimane viva. Beatificato nel 1900, viene solennemente canonizzato da Papa San Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000, insieme ad altri 119 martiri cinesi. Oggi, il suo corpo è custodito nella Casa Madre della Congregazione della Missione a Parigi, dove continua a insegnare ai “figli di San Vincenzo” la generosità nel vivere e nel morire per il Signore. La sua memoria liturgica si celebra il 9 luglio.
