Nella città di Arras, il quotidiano delle Figlie della Carità è un ritmo operoso di dedizione che dura da ben 138 anni. La loro casa è un vero e proprio alveare attivo dove sette sorelle si spartiscono il carico di un amore concreto: curano i malati, visitano le famiglie povere a domicilio ed educano gratuitamente le bambine. La popolazione le ama e le stima, ma il vento della Rivoluzione Francese inizia a soffiare con violenza, portando con sé imposizioni che non ammettono repliche. In questo clima di crescente sospetto, la comunità inizia a disgregarsi per necessità: Suor Coutacheaux decide di tornare dalla sua famiglia, mentre la superiora, Suor Maria Maddalena Fontaine, preoccupata per la sorte delle più giovani, spinge Suor Rose Michau e Suor Jeanne Fabre a rifugiarsi in Belgio camuffate da contadine.
«Abbiamo promesso a Dio di restare fedeli alla nostra vocazione. Non possiamo rinnegare ciò che abbiamo consacrato a Lui. Se dobbiamo morire per questo, sia fatta la volontà del Signore».
Restano così in quattro ad affrontare la tempesta: la settantunenne Maddalena Fontaine, donna di grande intelligenza e competenza, Maria Francesca Lanel, Teresa Maddalena Fantou e Giovanna Gérard. La situazione precipita nel 1793 con l’arrivo di Joseph Lebon, un sacerdote apostata che porta ad Arras un clima di violenza e terrore. I beni della comunità vengono confiscati, la scuola è affidata a un laico e le sorelle, pur di continuare ad assistere i malati, sono costrette a dismettere l’abito religioso per indossare vesti civili. La fedeltà a Cristo e alla Chiesa viene messa a dura prova quando viene loro richiesto il giuramento di Libertà ed Eguaglianza: le sorelle rifiutano con fermezza, seguendo la propria coscienza.
Il 14 febbraio 1794 scatta l’arresto con l’accusa di attività controrivoluzionaria. Portate inizialmente a Saint-Vaast, le Figlie della Carità non perdono la loro vocazione e, nonostante l’incertezza del futuro, diventano un punto di riferimento per gli altri prigionieri, offrendo ascolto e compassione. Dopo un primo interrogatorio in aprile e mesi di privazioni, l’ordine definitivo arriva nella notte del 25 giugno: devono essere trasferite a Cambrai “a gran trotto” per affrontare il tribunale rivoluzionario. La carretta corre nel buio e arriva a destinazione alle otto e trenta del mattino; le sorelle vengono rinchiuse nella cappella dell’ex Seminario dove, in un luogo che un tempo risuonava di preghiere, si raccolgono in un ultimo momento di silenzio interiore.
Il processo è una formalità che si conclude rapidamente con la condanna a morte. Mentre attendono il carro che le condurrà al patibolo, le sorelle stringono tra le mani il loro unico e ultimo tesoro: la corona del rosario. Le compagne di prigione le salutano con dolore, convinte che presto toccherà anche a loro, ma Suor Maddalena le rassicura con una certezza sovrumana, affermando che loro saranno le ultime vittime. Quando i carnefici si avvicinano per legare loro le mani, tentano di strappare con forza quei rosari che le suore difendono con tenacia; per scherno e odio verso la fede, le guardie decidono allora di avvolgere le corone attorno alle loro teste come fossero ghirlande o diademi. E così, ornate come le vergini della Chiesa primitiva, che le quattro Figlie della Carità attraversano la città di Cambrai dirette alla ghigliottina, facendo risuonare nell’aria le note del canto Ave Maris Stella.
Il 26 giugno 1794 salgono i gradini del patibolo con dignità incrollabile. Suor Maddalena Fontaine, l’ultima a salire, rivolge alla folla parole che risuonano come una profezia: annuncia ai cristiani presenti che la persecuzione sta per finire, che i patiboli saranno distrutti e gli altari di Gesù ricostruiti nella loro gloria. La sua voce non trema mentre profetizza la fine del Terrore. La storia dà ragione al suo sacrificio: appena un mese dopo, il 27 luglio 1794, la caduta di Robespierre segna effettivamente la fine del Terrore rivoluzionario e lo stesso Joseph Lebon subirà la medesima sorte delle sue vittime poco tempo dopo. Le quattro martiri di Arras, testimoni luminose di una carità che non indietreggia neppure di fronte alla morte, vengono dichiarate venerabili nel 1919 e beatificate da Papa Benedetto XV il 13 giugno 1920. La loro memoria liturgica continua a essere celebrata il 26 giugno, giorno in cui le loro corone di grani, poste per scherno sul capo, si sono trasformate in corone di gloria eterna.
