«Ogni giorno Gesù viene a me nella Santa Comunione; io gli restituirò la visita andando a servirlo nei Poveri».
«Una Figlia di san Vincenzo non ha mai il diritto di mancare alla carità, qualunque siano le conseguenze».
«Chi ha bisogno non può stare a studiare le buone maniere. Non bisogna preoccuparsi per una parola vivace, nè fermarsi davanti ad un modo di fare un po’ grossolano. I Poveri sono di gran lunga migliori di quanto non sembri».
«La Figlia della Carità deve essere come un paracarro sul quale tutti quelli che sono stanchi hanno il diritto di deporre il loro fardello».
Nel 1852, l’imperatore Napoleone III decide di insignirla della Croce della Legione d’onore, un riconoscimento militare rarissimo per una donna a quel tempo. Suor Rosalia accetta solo per obbedienza ai suoi superiori, nascondendo poi la croce e rifiutando ogni onore personale. Gli ultimi anni della sua vita sono segnati da una progressiva cecità, che accoglie come un’ultima purificazione inviata da Dio. Muore il 7 febbraio 1856, dopo una breve malattia, lasciando un vuoto immenso. La notizia si sparge istantaneamente: i suoi funerali sono un trionfo popolare a cui partecipano circa 50.000 persone di ogni orientamento politico e religioso, tutte unite dal desiderio di salutare la “madre buona del quartiere”. Ancora oggi, la sua tomba al cimitero di Montparnasse, adornata di fiori dai suoi “amici” ricchi e poveri, testimonia l’eredità intramontabile di questa umile Figlia della Carità, beatificata il 9 novembre 2003.
