Suor Rosalia Rendu

Giovanna Maria Rendu nasce il 9 settembre 1786 a Confort, tra le montagne del Giura, in un’epoca segnata dai sussulti della Rivoluzione Francese. Cresce in una famiglia profondamente religiosa che, nonostante i gravi pericoli, trasforma la propria casa in un rifugio per i sacerdoti perseguitati, tra cui il Vescovo di Annecy. In questo clima di fede clandestina, Jeanne Marie impara presto che la carità viene prima della sicurezza personale, arrivando a fare la sua prima comunione di notte, al lume di candela, in una cantina. Dopo aver perso il padre e una sorellina nel 1796, la giovane matura la sua vocazione osservando le Figlie della Carità che curano i malati nell’ospedale di Gex. Il 25 maggio 1802, a soli quindici anni, parte per Parigi per entrare nel Seminario della Compagnia delle Figlie della Carità in rue du Vieux Colombier. Il suo arrivo nella capitale coincide con un periodo di salute cagionevole, scossa dalla tensione spirituale e dalla mancanza di esercizio fisico. Su consiglio del suo padrino e del medico, i superiori decidono di mandarla nel quartiere Mouffetard, fiduciosi che il contatto diretto con i poveri possa giovarle. È qui che Jeanne Marie, divenuta ormai Suor Rosalia, trascorre cinquantatré anni della sua vita, trasformando quello che era il quartiere più miserabile di Parigi nel suo campo d’azione. Mouffetard è un groviglio di stradine insalubri dove intere famiglie vegetano in soffitte buie e umide, tra miasmi di fogne a cielo aperto. Suor Rosalia non si limita a osservare questa miseria, ma vi si immerge con entusiasmo, riconoscendo in ogni sofferente il volto di Gesù Cristo.

«Ogni giorno Gesù viene a me nella Santa Comunione; io gli restituirò la visita andando a servirlo nei Poveri».

Nel 1815 riceve l’incarico di guidare la piccola comunità di rue des Francs Bourgeois, poi trasferita in rue de l’Épée de Bois per necessità di spazio. Sotto la sua guida, la casa della carità diventa un fulcro di innovazione sociale: apre scuole affollatissime, laboratori di cucito per le ragazze, asili nido, orfanotrofi e case di riposo per anziani. La sua è una “carità organizzata” che non dimentica mai il valore del singolo gesto: una volta, tormentata dal rimorso per aver rifiutato una coperta a un povero, non dorme tutta la notte finché non provvede a fargliela recapitare l’indomani. Il suo stile è improntato a una dignità assoluta nel servire i “nostri signori e padroni”, come chiama i poveri, ricordando alle consorelle che i cenci nascondono Nostro Signore.

«Una Figlia di san Vincenzo non ha mai il diritto di mancare alla carità, qualunque siano le conseguenze».

La vita di preghiera di Suor Rosalia è indissociabile dal suo camminare frenetico per le strade. Ella afferma di non fare mai così bene l’orazione come per strada, parlando a Dio di ogni famiglia disoccupata o di ogni vecchio che rischia di morire solo. Questa fede incrollabile le permette di affrontare con coraggio i momenti più bui della storia parigina. Durante la rivoluzione del 1830, corre all’Arcivescovado per trarre in salvo l’Arcivescovo minacciato, nascondendolo travestito nella casa delle suore. Due anni dopo, quando il colera devasta la città, rimane “sulla breccia” giorno e notte, incurante del contagio, raccogliendo i corpi abbandonati nelle strade. Anche nelle sanguinose sommosse del 1848, sale sulle barricate per soccorrere i feriti di ogni schieramento, offrendo rifugio a chiunque sia in pericolo.

«Chi ha bisogno non può stare a studiare le buone maniere. Non bisogna preoccuparsi per una parola vivace, nè fermarsi davanti ad un modo di fare un po’ grossolano. I Poveri sono di gran lunga migliori di quanto non sembri».

La sua notorietà attraversa ogni ceto sociale. Nel suo modesto parlatorio si incontrano vescovi, ministri, ambasciatori e persino l’imperatore Napoleone III con la consorte. Suor Rosalia diventa il punto di riferimento per i giovani studenti universitari, come il beato Federico Ozanam, ai quali insegna a incontrare i poveri con rispetto e delicatezza, ponendo così le basi per la nascita della Società di San Vincenzo de’ Paoli. Con una mano riceve dai ricchi ciò che con l’altra dona immediatamente ai poveri, agendo come un “paracarro” su cui chiunque sia stanco può deporre il proprio fardello.

«La Figlia della Carità deve essere come un paracarro sul quale tutti quelli che sono stanchi hanno il diritto di deporre il loro fardello».

Nel 1852, l’imperatore Napoleone III decide di insignirla della Croce della Legione d’onore, un riconoscimento militare rarissimo per una donna a quel tempo. Suor Rosalia accetta solo per obbedienza ai suoi superiori, nascondendo poi la croce e rifiutando ogni onore personale. Gli ultimi anni della sua vita sono segnati da una progressiva cecità, che accoglie come un’ultima purificazione inviata da Dio. Muore il 7 febbraio 1856, dopo una breve malattia, lasciando un vuoto immenso. La notizia si sparge istantaneamente: i suoi funerali sono un trionfo popolare a cui partecipano circa 50.000 persone di ogni orientamento politico e religioso, tutte unite dal desiderio di salutare la “madre buona del quartiere”. Ancora oggi, la sua tomba al cimitero di Montparnasse, adornata di fiori dai suoi “amici” ricchi e poveri, testimonia l’eredità intramontabile di questa umile Figlia della Carità, beatificata il 9 novembre 2003.