La vita e il martirio di San Giovanni Gabriele Perboyre iniziano il 5 gennaio 1802 a Puech, una piccola frazione del villaggio di Montgesty, in Francia. Primo di otto figli di una famiglia di agricoltori profondamente cattolica, Giovanni cresce in un ambiente dove la fede e il lavoro si fondono quotidianamente. Fin dalla tenera età dimostra un’intelligenza così spiccata che il parroco, durante le lezioni di catechismo, lo interroga volentieri sui punti più complessi della dottrina e, con ammirazione, lo soprannomina “il nostro piccolo dottore”. Un esempio decisivo per la sua crescita spirituale è lo zio Jacques, un missionario vincenziano che ha vissuto con coraggio gli anni turbolenti della Rivoluzione Francese, insegnandogli a servire Gesù Cristo con dedizione totale.
Il percorso verso il sacerdozio prende forma nel 1818, quando Giovanni accompagna il fratello minore Luigi al seminario di Montauban. Quello che doveva essere un semplice supporto per gli studi del fratello si trasforma nel primo passo della sua vocazione: Giovanni entra nel seminario e, il 15 dicembre dello stesso anno, viene accolto nella Congregazione della Missione. La sua formazione prosegue con eccellenza, portandolo all’ordinazione sacerdotale il 23 settembre 1826 presso la Cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa delle Figlie della Carità a Parigi. Negli anni successivi, mette la sua sapienza al servizio della Chiesa come professore di teologia a Saint-Flour e, nel 1832, viene richiamato a Parigi con l’importante incarico di Direttore del Seminario interno, dove viene considerato dai confratelli un “santo vivente”.
Tuttavia, un richiamo più profondo lo spinge verso orizzonti lontani, seguendo l’esempio del fratello Luigi, morto in mare nel 1831 mentre si recava in missione in Cina. Giovanni Gabriele sente l’urgenza di prendere il posto del fratello e, nonostante la sua salute fragile porti i superiori a esitare, ottiene infine il permesso dei medici. Salpa da Le Havre nel marzo 1835 e, dopo una lunga navigazione, approda a Macao il 29 agosto. Da qui inizia un viaggio faticoso verso l’interno della Cina che lo porta, nel giugno 1836, a stabilirsi nell’Ho-nan per dedicarsi a intense attività apostoliche, nonostante i costanti pericoli.
«Non so cosa mi aspetta nel cammino che si apre davanti a me: senza dubbio la croce, che è il pane quotidiano del missionario. Cosa ci si può augurare di meglio, andando a predicare un Dio crocifisso».
Il tempo della prova suprema giunge nel settembre 1839, quando una violenta persecuzione anticristiana colpisce la missione. Mentre tenta di mettersi in salvo per non compromettere gli altri confratelli, Giovanni Gabriele viene tradito da un catecumeno che, cedendo alle percosse dei soldati, rivela il suo nascondiglio. Viene arrestato con le pesanti accuse di ingresso illegale e predicazione di una religione proibita, capi d’imputazione che comportano entrambi la pena capitale. Inizia così un calvario fatto di mesi di reclusione e torture terribili, durante i quali il missionario mantiene una fede incrollabile in attesa della conferma imperiale della sua condanna.
«Non possiamo salvarci se non conformandoci a Gesù Cristo. Dopo la morte non ci sarà chiesto se saremo stati sapienti, se abbiamo occupato posti importanti, se ci siamo guadagnati la stima degli uomini, ma ci sarà chiesto se ci siamo applicati a conoscere e imitare Gesù Cristo. Se Dio non troverà in noi alcun tratto del Modello divino, saremo senz’altro respinti; ma se ci saremo conformati a questo Modello saremo glorificati: i santi in cielo non sono altro che immagini di Cristo glorificato come in terra lo furono di Cristo sofferente e dedito alle opere della sua missione».
Il sacrificio si compie definitivamente l’11 settembre 1840 a Outchanfou. Giovanni Gabriele Perboyre viene legato a una croce e giustiziato per strangolamento, offrendo la sua vita come testimonianza estrema di amore per Cristo. Numerosi testimoni riferiscono che, nel momento del suo martirio, una grande croce luminosa appare nel cielo, richiamando il mistero dell’Epifania che aveva segnato la sua nascita e le parole profetiche di Daniele sulla gloria eterna dei giusti. Le sue spoglie vengono riportate a Parigi vent’anni dopo la morte, mentre la Chiesa ne riconosce solennemente la santità: viene beatificato da Papa Leone XIII nel 1889 e canonizzato da Papa Giovanni Paolo II il 2 giugno 1996, restando per sempre il primo santo martire della Cina.
