«Se avessi saputo di che cosa si trattava, quando ho avuto l’ardire di entrare nello stato ecclesiastico, come ho saputo dopo, avrei preferito coltivare la terra piuttosto che impegnarmi in uno stato così temibile».
Con il tempo, però, Vincenzo scopre la sua autentica identità sacerdotale nell’incontro con i poveri. In loro riconosce la chiamata di Dio e comprende di essere inviato come ministro della carità. Si ispira alla visione di sant’Agostino: il sacerdote è uomo per gli altri, felice non perché domina, ma perché serve. Questa scoperta trasforma tutta la sua vita. Accanto a un’instancabile attività caritativa, coinvolge i laici, valorizza il ruolo delle donne e si dedica con passione alla formazione del clero, promuovendo una preparazione teologica e pastorale capace di rendere visibile la presenza di Cristo nei poveri.
«Non devo considerare un povero contadino o una povera donna dal loro aspetto, né dalla loro apparente mentalità; molto spesso non hanno quasi la fisionomia, né l’intelligenza delle persone ragionevoli, talmente sono rozzi e materiali. Ma rigirate la medaglia, e vedrete alla luce della fede che il Figlio di Dio, il quale ha voluto esser povero, ci è raffigurato da questi poveri. Egli non aveva quasi le sembianze d’uomo nella sua passione, e fu giudicato pazzo dai gentili... eppure Egli si qualifica l’evangelizzatore dei poveri».
Tutta l’azione pastorale di San Vincenzo de’ Paoli è attraversata da un profondo senso di comunità. Non cerca mai il prestigio o i primi posti: sceglie piuttosto la via del servizio, dell’umiltà e del nascondimento. Eppure questo stile evangelico non nasce da un carattere facile o naturalmente mite. Vincenzo conosce bene le proprie fragilità. Si descrive come un uomo rude, malinconico, incline alla collera, segnato dal timore del giudizio degli altri e dalla paura del ridicolo. Da ragazzo prova persino vergogna per le sue origini contadine: quando il padre lo accompagna in città, malvestito e claudicante, fatica a riconoscerlo pubblicamente come suo padre. In un’altra occasione, mentre studia in collegio, rifiuta perfino di incontrarlo quando viene a cercarlo. Col tempo, però, Vincenzo comprende la gravità di quel gesto e ne porta dentro il rimorso. Proprio quel padre semplice e povero, infatti, aveva sacrificato il poco che possedeva perché il figlio potesse studiare e costruirsi un futuro. Anche attraverso questa ferita interiore maturerà lentamente l’umiltà che renderà Vincenzo un autentico servo dei poveri.
Grazie alle sue capacità, Vincenzo entra alla corte del re di Francia come cappellano della regina Margherita, incaricato della distribuzione delle elemosine. In quegli anni incontra Pierre de Bérulle, che sceglie come guida spirituale: un uomo ambizioso si lascia accompagnare da un grande mistico. Poco alla volta comprende che seguire Cristo significa soprattutto agire come Lui. Non si accontenta di riflettere sui misteri di Gesù: sente l’urgenza di servire concretamente. Nasce così quella che viene definita una “mistica dell’azione”, dove fede e carità diventano inseparabili. Per Vincenzo, non ha senso esaurirsi in ragionamenti, quello che conta è amare ed agire.
«Amiamo Dio, fratelli, amiamo Dio, ma a spese delle nostre braccia e con il sudore della nostra fronte. Molto spesso, tanti atti di amor di Dio, di compiacenza, di benevolenza e altri simili affetti o atti interiori di un cuore sensibile, sebbene molto buoni ed anche da desiderare, sono non di meno molto sospetti, quando non portino alla pratica dell’amore effettivo»
Negli anni tra il 1608 e il 1611 vive due esperienze decisive. La prima è un’accusa ingiusta di furto da parte di un compagno di camera, giudice di Sore. Vincenzo non si difende e si limita a dire: “Dio conosce la verità”. Accetta l’umiliazione per anni, seguendo l’esempio di Cristo accusato ingiustamente. Dopo sei anni, il vero colpevole confessa spontaneamente il furto. La seconda esperienza nasce accanto a un dottore della Sorbona tormentato dagli scrupoli. Vincenzo prega Dio di prendere su di sé quell’angoscia pur di liberare il fratello dalla disperazione. Nel buio della prova promette di dedicare la vita ai poveri, se il Signore gli donerà una fede piena e sincera. Anche questa volta si sente esaudito.
Determinante è anche l’amicizia con San Francesco di Sales, autore dell’“Introduzione alla vita devota”, libro religioso più letto del sec. XVII. Vincenzo ne condivide l’idea di una santità possibile per tutti, anche nella vita quotidiana. Vincenzo de Paoli realizzerà con le Figlie della Carità una nuova forma di consacrazione vissuta nel servizio dei poveri, il desiderio profondo irrealizzato di S. Francesco di Sales, in un periodo in cui le convenzioni ammettevano per la donna “un marito o una cella”, il matrimonio cioè, o il chiostro.
Il 25 gennaio 1617, Vincenzo, a Folleville, viene chiamato al capezzale di un contadino e rimane profondamente colpito dalla sua confessione. Comprende allora l’abbandono spirituale della povera gente delle campagne. Nello stesso anno, a Châtillon-les-Dombes, scopre una famiglia malata e ridotta alla miseria. Non si limita ad aiutare nell’emergenza: capisce che la carità deve essere organizzata. Nascono così le Confraternite della Carità, oggi conosciute come Volontariato Vincenziano.
«Queste persone hanno deciso di unirsi per assistere spiritualmente e corporalmente quelli della loro città che spesso hanno sofferto molto, più per mancanza di ordine nell’assistenza che per mancanza di persone caritatevoli. Ecco, infatti, un grande atto di carità, ma fatto in modo disorganizzato: quei poveri malati avranno nello stesso giorno troppe provviste, parte delle quali si guasteranno e andranno sprecate, ed essi ricadranno presto nell’indigenza di prima. È necessario dunque che l'assistenza sia continuativa e che la carità non sia oziosa, ma laboriosa e operante».
Nel 1625 fonda la Congregazione della Missione per evangelizzare i poveri e formare il clero. Ma anche l’attività caritativa esige continuità e dedizione totale: non può essere lasciata all’entusiasmo del momento o al tempo che le “Dame” di Parigi riescono a sottrarre ai numerosi impegni imposti dalla vita dell’alta società. Per questo Vincenzo, lasciandosi guidare dalla Provvidenza e dai bisogni concreti della povera gente, vede la necessità di coinvolgere giovani e semplici ragazze della campagna, desiderose di consacrare l’intera vita al servizio dei poveri o, meglio, al servizio di Cristo sofferente nella persona dei poveri. Nascono così, nel 1633, le Figlie della Carità.
«Dovete pensare spesso che l’impegno principale che Dio vi ha dato è di avere gran cura nel servire i poveri, i quali sono i nostri signori. Sì, sorelle, sono i nostri padroni. Perciò dovete trattarli con dolcezza e cordialità, pensando che Dio vi ha scelte e riunite insieme per questo compito. [...] Servite Gesù Cristo nella persona dei poveri, ed Egli, nel giorno del giudizio, riterrà come fatti a sé i servizi resi a loro. Quale felicità, sorelle, fare ciò che un Dio ha fatto sulla terra! Egli non aveva una casa propria; andava di città in città, di villaggio in villaggio, e guariva tutti quelli che incontrava. Ah, sorelle, fin dall’eternità eravate destinate a servire i poveri come li serviva Nostro Signore! Sì, mio Salvatore, hai aspettato fino ad ora per formare una Compagnia che continuasse ciò che tu hai cominciato».
Dopo la morte dei suoi più stretti collaboratori, Antonio Portail e Luisa de Marillac, Vincenzo sente avvicinarsi la fine. Consumato dalla sofferenza, continua però ad affidarsi a Dio. Muore pronunciando il nome di Gesù il 27 settembre 1660, giorno che diventa memoria viva per tutta la Famiglia vincenziana. Accogliere oggi il messaggio di San Vincenzo de’ Paoli significa costruire una Chiesa che evangelizza attraverso la carità, una Chiesa capace di accogliere chi è nel bisogno senza confini né barriere. Significa rendere le nostre comunità, le nostre famiglie e i nostri gruppi luoghi profetici, dove la giustizia diventa il primo passo dell’amore e dove ogni persona fragile può sentirsi riconosciuta e amata.
Dopo la morte, a poca distanza l’una dall’altra, del suo primo compagno Antonio Portail (14 febbraio 1660) e di Santa Luisa de Marillac (15 marzo), Vincenzo sente avvicinarsi la fine. Il declino si accelera: “Sono sempre nella sofferenza e il buon Dio, che mi prova, mi sostiene anche nello stato miserabile in cui mi trovo”, scrive il 28 agosto a René Alméras. Muore pronunciando il nome di Gesù il mattino del 27 settembre, data memorabile per tutti i suoi figli.
Accogliere oggi il messaggio di San Vincenzo de’ Paoli significa far crescere una Chiesa che evangelizza presentandosi come luogo della Carità, accogliendo in modo concreto e sistematico i fratelli in difficoltà, al di là dei confini nazionali.
